Logotipo di Son of Marketing realizzato dal superbo grafico italiano Alessandro 'Aesse' Scarpellini
youtube Soundcloud Basecamp

Recensioni | Pubblicato il 30 gennaio 2015

viet

Viet Cong

Viet Cong

Genere: post-punk

Anno: 2015

Casa Discografica: Jagjaguwar

Servizio di:

L’EP Cassette, un paio d’anni fa,  era stato perlomeno curioso, una loro audiocassetta distribuita ai concerti era stata “riversata” su vinile a cura della Mexican Summer; in seguito, il quartetto canadese di Calgary, si era guadagnato una discreta fama per la sua musica post-punk veloce e tagliente, ma tutt’altro che originale: nel primo lavoro  – ufficioso – spiccava la cover di “Dark Entries” dei Bauhaus. Provenienti dai Women, scioltisi per la morte prematura di uno dei componenti,  Matt Flegel e Mike Wallace, rispettivamente bassista e batterista, arruolano le chitarre di Scott  Munro and Daniel Christiansen per dar vita ai Viet Cong ora all’esordio ufficiale per la Jagjaguwar.

Il nuovo lavoro è accattivante sebbene dia l’impressione di non sapere ancora la direzione da prendere, alle sonorità esplicite dei “cattivi maestri” della tradizione after-punk si sovrappongono riff circolari e spigolosi in perfetta sintonia con la wave dell’ultimo decennio: tuttavia, si fanno apprezzare per precisione – e dimestichezza con la materia -  sia i virtuosismi da manuale dell’accoppiata “Continental Shelf” e “Silhouettes” (Interpol e Editors a pioggia) sia le sonorità oscure e catarrose, con tanta nostalgia  Factory, della top-song “Bunker Buster” (i compressori rimandano in toto ai Section 25). E c’è ancora spazio per l’art-punk alla Pere Ubu in “Pointless Experience”, la psichedelia di Echo and the Bunnymen in “March of Progress” e per un po’ di noise e industrial: la notevole “Newspaper Spoons” rispetta i canoni di Throbbing Gristle e derivati.

La band, nel finale di partita, si lancia in una galoppata di 11  minuti e rotti:  le ritmiche complicate e tenui della schizoide “Death” variano più e più volte interrotte da un intermezzo rumoroso che provoca qualche brivido. L’album è davvero buono, ma non abbastanza da allontanare – almeno da chi scrive – la voglia  compulsiva di correre a riascoltare le fonti originali.

Voto: 7,5/10

Tracklist:

  • 1 · Newspaper Spoons
  • 2 · Pointless Experience
  • 3 · March of Progress
  • 4 · Bunker Buster
  • 5 · Continental Shelf
  • 6 · Silhouettes
  • 7 · Death

Articolo precedente:

Articolo seguente:

Developed by | MM and designed by Aesse

Questo sito web utilizza i cookie al fine di migliorarne la fruibilità. Continuando ad usufruire di questo sito, l'utente acconsente ed accetta l'uso dei cookie. Maggiori Informazioni | Chiudi