Logotipo di Son of Marketing realizzato dal superbo grafico italiano Alessandro 'Aesse' Scarpellini
youtube Soundcloud Basecamp

Recensioni | Pubblicato il 8 dicembre 2014

Vladislav Delay

Vladislav Delay

Visa

Genere: ripatti

Anno: 2014

Casa Discografica: Ripatti

Servizio di:

Non so cosa altro si possa scrivere su Sasu Ripatti. Come infatti sarebbe giusto porsi nei confronti di un artista simile è difficile capirlo. Una carriera cominciata quindici anni anni fa e che, con le sue numerose mutazioni genetiche, ha creato un suono proprio, un suono che, seppur cambiando i suoi connotati nelle diverse uscite, mantiene sempre quella radice profonda da cui non si stacca. Nel corso di questi anni, la musica di Ripatti ha assunto, come dicevo poco sopra, numerose forme, talvolta anche abbastanza diverse tra loro. Sotto il moniker di Luomo, Ripatti sfodera un campionario che unisce le sue due anime più riconoscibili: le divagazioni elettronico ambientali e lo spirito più ritmico, fusi qui in un unico corpo sonoro (fondamentale “Vocalcity” del 2000). Con il nome Sistol invece Ripatti dà libero sfogo alla sua anima più muscolare con un’impalcatura chiaramente minimal techno mentre, con la moglie AGF ha creato il progetto AGF/Delay, portatore di una musica ancora più sentimentalmente elevata e complessa, composta di suoni aspri, violento breakbeat e caldo cantato che si inserisce tra le maglie elettroniche (imprescindibili entrambi i loro dischi). Tutto questo per capire un po’ davanti a chi ci troviamo, quali sono i diversi frutti di questa luminosissima carriera.

Vladislav Delay è il progetto a cui Ripatti tiene di più, il più importante tra quelli di cui si è parlato; a dimostrarlo sta anche il fatto che sia quello che conta il maggior numero di uscite. A sottolineare l’onnipresente polimorfismo ripattiano, anche questo progetto ha subito mutazioni e non sempre è rimasto sulla stessa lunghezza d’onda. Nel 2000 con Mutila Delay raggiunge uno degli apici della sua opera; un’ora e venti di ambient-dub che si apre a beat ovattati e riflussi glitch; del 2001 è “Anima”, oggetto indefinibile che sfugge ad ogni caratterizzazione con il suo suono che si esplica in un unico loop di un’ora in cui ritrovate tutto e niente; con Tummaa Delay cambia ancora, imponendosi uno spirito più prettamente sperimentale, filtrando con il free-jazze e l’avaguardia e Kuopio del 2012 è capolavoro assoluto, è mente divina che plasma suoni che vengono dritti dal cielo, impossibile non commuoversi. Alla luce di quello che dicevo all’inizio, questa (mi perdoni Ripatti) velocissima carrellata è indispensabile per inquadrare il lavoro di un artista che, opera dopo opera, ha plasmato la sua creatura; senza conoscere il prima, difficilmente si riesce ad entra in profondità nell’ora.

Ma adesso ci siamo, entriamo in Visa. Sembra che Ripatti ci voglia far sentire il suono della sua terra attraverso un’immersione nei ghiacci della Finlandia. Non c’è molto spazio per i beat e, anche quando emergono dallo spazio tellurico, si tratta di colpi spastici e sconnessi, isolati battiti nell’infinità del suono principale. Se proprio si dovesse trovare un punto di partenza per questo nuovo disco, lo troveremmo in “Whistleblower” del 2007: laddove però il precedente disco era un fascio di synth impazziti slegati dalle pulsazioni dub in sottofondo, questo “Visa” si impone invece come più rumoroso e, perché no, più arrabbiato. Mantiene sempre la floridità del suono ed è segno lampante della capacità di Delay di costruire dense texture che sembrano non avere un centro di gravità, fluttuanti e imprendibili. La traccia di apertura “Visaton” è proprio questo: un flusso di 22 minuti nei quali si ha l’impressione che la musica sia nient’altro che una materia oscura che si riproduce per 22 minuti ricreandosi sempre da se stessa, momento per momento, senza cedere mai alla noia o a perdite di intensità. Dall’iniziale e sotterraneo ronzio cresce pian piano, senza che l’ascoltatore possa registrare i diversi passaggi, una creatura potente e travolgente. Sembra quasi di vederlo Ripatti alla finestra della sua casa finlandese, mentre osserva il bianco paesaggio dalla finestra, sommerso da accordi di piano, riverberi, field recordings e isolati battiti freddi. Le tracce successive seguono la linea tracciata dall’ambiziosa e mastodontica opening-track (tra parentesi, uno dei vei vertici di tutta la sua produzione). E così scorrono via, come sabbia tra le mani, “Viaton” e “Viisari”, la prima un canovaccio su cui regna l’improvvisazione elettronica, la seconda un momento più rilassato ma ugualmente evocativo. “Vihollinen” riporta invece, con grande trasporto emotivo, alla Germania anni ’70, a “Irrlicht” e ai corrieri cosmici sottolineando però uno stacco fondamentale: se allora la patria era la Germania ora, la rielaborazione intelligente è solo nella mente di Ripatti.

Un disco manifesto, l’ennesimo capolavoro, l’emblema di un artista e lo splendore di un autore. Riscrivere ancora se stessi, rielaborare ancora il suono, l’impossibilità di stare fermi. Tutto questo però non violentando la musica: Ripatti ha raggiunto il paradiso dei musicisti, non deve più manipolare la musica con forza, deve solo imporre le mani e fare in modo che essa si generi. Il maestro contemporaneo.

Voto: 8,5/10

Tracklist:

  • 1 · Visaton
  • 2 · Viaton
  • 3 · Viisari
  • 4 · Vihollinen
  • 5 · Viimeinen

Articolo precedente:

Articolo seguente:

Developed by | MM and designed by Aesse

Questo sito web utilizza i cookie al fine di migliorarne la fruibilità. Continuando ad usufruire di questo sito, l'utente acconsente ed accetta l'uso dei cookie. Maggiori Informazioni | Chiudi