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Recensioni | Pubblicato il 22 maggio 2014

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The Whip Hand

Wavefold

Genere: Post punk, Shoegaze

Anno: 2014

Casa Discografica: Strawberry Records

Servizio di:

Quello comunemente definito come filone post-punk, new-wave o dark-wave, che dir si voglia, è senza dubbio uno dei terreni musicalmente più fertili e più battuti degli ultimi anni. Sono numerose, infatti, le band nate e cresciute, con diverse fortune, attorno agli stilemi tipici del genere, fatti di ritmiche marcate ed un alone di oscurità sempre presente, tanto a livello sonoro quanto lirico.

Tra i nomi nuovi che si affacciano sulla scena nel nostro paese, i The Whip Hand da Trani rappresentano un buon esempio in tal senso, con il riuscito mix tra il citato fervore post-punk ed evocativi effetti shoegaze, che creano interessanti atmosfere all’interno del loro album d’esordio Wavefold.

Lavoro di dieci tracce, realizzato sotto la direzione artistica di Vito Ballarino e Vincenzo Zingaro, la prima fatica del terzetto pugliese fa della capacità d’impatto il suo maggior punto di forza, trascinando senza fatica l’ascolto in un vorticoso incontro con le fitte reti ritmiche e melodiche che lo caratterizzano.

Dopo un breve passaggio introduttivo, Wavefold entra immediatamente nel vivo, articolandosi in una rapida sequenza di scariche elettriche dall’indubbia efficacia sonora, tanto nei cupi ruggiti di “Like water” quanto nelle rapide progressioni di “Eleven” e “Lost”, passando per le più rarefatte, seppur stridenti, venature di “Try” e “Today”, pezzi con un’impostazione vicina ai dettami dello shoegaze.

Con “Falling” e “Arms” diventa inevitabile rincorrere gli efficaci giri di basso e batteria, tenendo il tempo con qualsiasi oggetto capiti a tiro, mentre “A” pare voler dirigere le atmosfere verso momenti di calma solo apparente, pronti ad esplodere nelle graffianti chitarre di coda, di cui la stessa traccia di chiusura “Whenever you want” farà tesoro inserendole in un contesto dall’aspetto granitico.

Manierismo, sicuramente, correndo su quella lunga scia che parte dai precursori Joy Division fino a raggiungere i nostrani Soviet Soviet, e qualche passaggio che tradisce l’inesperienza dovuta alla giovane età, ma l’impressione che si ricava nel complesso è quella di una band dalle ottime prospettive, pronta a fare il salto di qualità lavorando sul rafforzamento del proprio stile e della propria personalità.

Nel frattempo non resta che attendere di incontrarli dal vivo, per testare sul palco quelli che paiono poter essere, in quella dimensione, pezzi dalla furia contagiosa.

Voto: 7/10

Tracklist:

  • 1 · Intro
  • 2 · Like water
  • 3 · Try
  • 4 · Eleven
  • 5 · Lost
  • 6 · Today
  • 7 · Falling
  • 8 · Arms
  • 9 · A
  • 10 · Whenever you want

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