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Dischi DOC | Pubblicato il 3 maggio 2015

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Devendra Banhart

We will we be

Genere: Cantautorato

Anno: 2009

Casa Discografica: Warner

Servizio di:

Che lo stravagante artista texano, quello del progetto Megapuss con Greg Rogove dei Priestbird e dagli occhi sempre bistrati di kajal e agghindato da freak post Wight – ora nelle comode stanze della Warner – abbia messo un pò di sale in zucca? A quanto pare, per il momento,  sembra di si; in questo “What will we be” Banhart diventa un altro personaggio, “il cantautore posato”, quello di vecchio conio, e per questo molto più avvicinabile e alla risulta d’ascolto ben amalgamato, corposo. Facendoci dimenticare – non troppo – episodi sonori come “Nino Rojo” e “Rejoicing in the hands” -  la nuova avventura discografica appare come una pacificazione d’animo del suo “zingheraggio contro”, un fermarsi ad uno stop e cercare la direzione giusta; si porta dietro i soliti compagni di bisboccia Luckey Remington al basso e Noah Georgeson alla chitarra , si avvicina ad un finisterre tra Cat Steven e Donovan, tiene il controllo di un panorama di stili commisti e presta molta attenzione al songwriting, mai come adesso nudo da eccessi.

Ma se poi le canzoni sono lo specchio dell’anima di chi in questo o quel momento vive altri mondi, Devendra Banhart trasluce al cubo. Un disco che fa grafico tra alti e medi, che va a zonzo tra i 60/70’s con indifferenza ed ironia e, qualche volta, oltre il limite dello sfondamento: “Rats” sulle allucinazioni Morrisoniane, “16th & Valencia roxymusic” troppo elettrificata sui voltaggi dei Franz Ferdinand.

Poi tutto quello che suona intorno è piacevole, ammiccante, davvero ben congeniato – anche grazie alla produzione di un grande mago di sonorità vintage come Paul Butler dei Bees – e piu di tutto, variegato nelle sfumature. C’è posto per tutto, dall’ arpeggiato dolce, rilassante del cantautorato  di“Meet at the lookout”, “Goin’ back”, un pensiero crepuscolare in “MariaLionza, gli arcobaleni Motown di ”Baby”, il glucosio di “Angelika” e il tucul tropical jazz di “Chin chin &muck muck”; in “First song for B” e “Last song for B”, Devendra si innamora pazzamente tra code di piano e arcadie di chitarra, innamoramento per una B sconosciuta che ben presto viene dimenticata per uno schiribizzo ispanico di “Brindo e un salutare quanto fumoso ammaraggio nel reggae di “Foolin’”.

Ora la nuova figura di Banhart il texano può piacere o no, fatto sta che il suo “venire al mondo artistico” è pepe di quello che ustiona, folgora e fa perdere ogni volta la bussola, con la velocità di uno strano hobo d’altri tempi.

Voto: 7/10

Tracklist:

  • 1 · Can't help but smiling
  • 2 · Angelika
  • 3 · Baby
  • 4 · Going' back
  • 5 · First song for B
  • 6 · Last song for B
  • 7 · Chin chin & muck muck
  • 8 · 16 th & Valencia roxy music
  • 9 · Rats
  • 10 · Maria Leonza
  • 11 · Brindo
  • 12 · Meet me at the lookout
  • 13 · Walilamzi
  • 14 · Foolin'

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