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Recensioni | Pubblicato il 6 luglio 2012

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White Fence

Family Perfume Vol. I + Vol. II

Genere: Psichedelica, Garage-Rock, Rock

Anno: 2012

Casa Discografica: WoodSist

Servizio di:

White Fence, oltre ad essere il nome con cui viene chiamata una delle più antiche street gang di Los Angeles, è anche il nome del terzo progetto di Tim Presley, che più esattamente viene dopo Darker My Love e Strange Boys. Con la formazione attuale, il cantautore psichedelico d’oltre oceano ha pubblicato nell’arco di circa sei mesi due lavori complessi e molto interessanti, dal nome Family Perfume Vol.I Family Perfume Vol.II, oltre alla strepitosa collaborazione con Ty Segall per Hair, album che avevamo già presentato qualche tempo fa.

I due Family Perfume si presentano come due opere complementari ed assolutamente singolari nel loro genere, che sembrano andare a scavare in un passato eterogeneo, composto da sonorità anni ’60-’70 di provenienza sia inglese che americana. Curiosamente, sembra quasi che Tim Presley si sia portato dietro una memoria storica musicale che resuscita oggi intatta dopo più di quaranta anni dalla sua ideazione, e che conseguentemente assume forme che oggi sembravano praticamente dimenticate. Le sonorità sono perennemente distorte, come provenienti da ambienti lontani o da cassette registrate male, ed all’interno di questi ambienti affiora periodicamente la voce acida del cantautore stesso. Parallelamente si accostano armoniche e , talvolta, anche qualche xilofono, mentre la traccia di base è sempre condotta dalla chitarra di Presley che non esita spesso a ritrovarsi in assoli disorientanti ed allucinati (It will never be sopra tutte).

Se, da quel poco detto, i due lavori targati White Fence possono sembrare a prima vista una semplice rielaborazione autoreferenziale di sonorità ormai desuete, la freschezza di alcuni brani (I’d SingA Good Night) ci fa davvero apprezzare un lavoro complesso e spesso indiretto, che non di rado meriterebbe un ascolto ripetuto. D’altra parte sono moltissime le fonti a cui possiamo appellarci e che ritroviamo qua e là rimaneggiate saggiamente, dai Beatles di Magical Mystery Tour ai Kinks più classici e divertenti ad un Syd Barrett quanto mai rimpianto, spingendosi comunque in vari excursus attraverso una cultura garage o acid provenienti da epoche sicuramente più recenti.

Allucinazioni ed acidi, psichedelia e sogni ad occhi aperti: White Fence offre tutto questo, ma anche di più. Dalla sua parte, dalla parte di Tim Presley, gioca il fatto di saper continuamente innovare, rivedere, stupire, cambiando continuamente le carte in gioco in modo intelligente e con una tecnica invidiabile. Il tutto per due album tutt’altro che omogenei (fra di loro ed al loro interno), capaci di cambiare ritmo, stampo e qualità del suono anche all’interno della stessa canzone. Insomma, un divertimento  apparentemente datato che sa regalare brani come Real Smiles o It’s Confusing When You Wake Up che non fanno altro che farci invidiare i tempi andati. Malinconie intelligenti.

Voto: 7/10

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