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Recensioni | Pubblicato il 10 marzo 2015

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The Decemberists

What a Terrible World, What a Wonderful World

Genere: Folk-Pop, blues

Anno: 2015

Casa Discografica: Rough Trade/Capitol Records

Servizio di:

Buone nuove dall’Oregon con il quintetto “decemberista” guidato dal chitarrista e songwriter Colin Meloy. Con già sei album alle spalle ed una caratura artistica ben consolidata, i The Decemberists si tuffano in questo 2015 con una nuova prova discografica in linea con i precedenti lavori e, allo stesso tempo, innovatrice soprattutto in relazione alle tematiche trattate: il folk-pop decemberista, infatti, raramente ha fatto rima con vicende strettamente personali/sentimentali. In questo “What a Terrible World, What a Wonderful World s’impongono con forza le difficili vicende familiari di Meloy, che connotano indistintamente l’intero album di sfumature malinconiche e sprazzi di pura gioia.

Il mondo terribile e quello meraviglioso convivono festosi e supportati da arrangiamenti che ripercorrono in modo ineccepibile queste due controverse sfaccettature : “The singer addresses his audience” è una prova nitida di questa dualità, così in sordina nell’intro e magnificamente corale in chiusura. Il pop, nella sua forma essenziale, è presente più che nei precedenti lavori, come in “Cavalry Captain” o nella sixties “Philomena”, ma riesce  a non far deragliare l’intero mood dell’album, che si lascia andare anche a sperimentalismi più eccentrici e, possibilmente, più vicini anche a stilemi indie-rock: “Make you Better” è tra le prove più interessanti, su cui aleggia un ingombrante spirito dei REM che furono.  A primeggiare, però, è sostanzialmente il folk americano, quello dylaniano, vivo e furente in ballate malinconiche come “Lake Song” o nella sinistramente noir “Carolina Low”, tradizionalmente chitarra e voce, che fa da eco al brano più dylaniano in assoluto: il suggestivo folk di “12/17/12”, che profuma di deserto e sole rovente. What a Terrible World, What a Wonderful World, però, riesce ancora a stupire e Meloy&Co. mettono in scaletta ballate che scavano nella tradizione folk-blues (“Better Not to wake the Baby”) e che strizzano l’occhio al country in “Anti-Summersong” e all’indie-pop scozzese targato Belle and Sebastian in “Easy come, Easy Go”. La quadratura del cerchio è affidata ad “A Beginning Song” che chiude l’album con un amaro desiderio di nuovo inizio: sognante e malinconica come l’intero universo sonoro disegnato in questa bellissima prova discografica dei “The Decemberists”.

È sempre più difficile imbattersi in album che dall’inizio alla fine riesca a catturare l’attenzione dell’ascoltatore. What a Terrible World, What a Wonderful World, anche nelle prove meno lucenti, riesce comunque a tenere vivido il messaggio di rivalsa e di nuova vita rispetto alle storture del mondo circostante. Un disco da avere assolutamente.

Voto: 7,9/10

Tracklist:

  • 1 · The Singer addressess his audience
  • 2 · Cavalry Captain
  • 3 · Philomena
  • 4 · Make You Better
  • 5 · Lake Song
  • 6 · Till The Water's All Long Gone
  • 7 · The Wrong Year
  • 8 · Carolina Low
  • 9 · Better Not Wake the Baby
  • 10 · Anti-Summersong
  • 11 · Easy Come, Easy Go
  • 12 · Mistral
  • 13 · 12/17/12
  • 14 · A Beginning Song

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