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Recensioni | Pubblicato il 15 maggio 2014

Douglas Dare

Douglas Dare

Whelm

Genere: Alt-songwriting

Anno: 2014

Casa Discografica: Erased Tapes

Servizio di:

‘I wanted to make a record that would allow the listener to escape, something lush and immersive but when looked at closely, the grit and depth could be found“.

Douglas Dare sembra che abbia avuto le idee chiare sin dall’inizio riuscendo a realizzare concretamente qualcosa di profondo e che riesce a rapire completamente l’ascoltatore.

Il compositore, cantautore e pianista britannico è stato notato dalla Erased Tapes che non smentisce la capacità  di scovare talenti. L’album di debutto si intitola Whelm, e, come ha dichiarato il giovane musicista, non c’è un vero proprio concept; tuttavia il tutto può essere ricollegato all’acqua e al mare, costante della sua vita, che rappresenta il senso di instabilità e incertezza. Per questo motivo il termine Whelm assume un significato notevole all’interno del quadro generale: sopraffare, sommergere sono parole che rendono bene l’umore dell’album e che rispecchiano il senso dei testi che fanno emergere una notevole capacità di scrittura (“Take in a breath and treasure the light/don`t let them see you you’ve got nothing to prove/Hold out your arms and place them in mine/don`t let me feel you shake in fear they find mistake”  scrive nella suggestiva “Lungful“).

Dal punto di vista strumentale, Douglas Dare mette in gioco essenzialmente tre elementi: le sue doti di pianista, le incursioni elettroniche e la voce solenne e profonda che asseconda il mood dell’album (che raggiunge il suo apice nella crescita tribolata di “Whitewash“). Una combinazione in cui tutti gli elementi sono dosati alla perfezione (l’incastro perfetto di “Repeat“) e che permette il riposizionamento del suo concetto di cantautorato su vari livelli e “sforando” in campi come quelli della neoclassica (“Whelm“) e del future sound, senza dimenticare una ricercatezza melodica ed estetica di grande interesse. L’iniziale “Clockwork” e la sua evoluzione è il manifesto di questo.

A proposito di ciò, si può udire il background r’n'b dell’intensità emotiva di “Nile” che ripercorre la contemporaneità dell’elettronica moderna. “Unrest” si unge di questa facendo leva sul lato più ruvido della composizione. Quest’ultimo si concretizzerà successivamenti negli sbalzi di “Swim“, il brano più significativo dell’album a tutti i livelli sinora descritti e che mettono in rilievo la sua attitudine alla ricerca.  “Caroline” e “London’s Rose” ci fanno intuire come sappia gestire bene gli aspetti prima citati e declinare l’intimità del brano attraverso l’esaltazione della combinazione piano-voce.

Virtuoso, versatile e travolgente: tre termini che raffigurano simbolicamente la musica del cantautore londinese. Non è facile dare un livello così elevato di intimità al proprio lavoro percorrendo una strada, quella del songwriting, più tortuosa che lineare e sapendo imporre immediatamente uno stile, un modo di intendere la musica. Senza ombra di dubbio, uno degli album più significativi di questo 2014.

Voto: 8/10

Tracklist:

  • 1 · Clockwork
  • 2 · Nile
  • 3 · Repeat
  • 4 · Caroline
  • 5 · Whelm
  • 6 · Unrest
  • 7 · Lungful
  • 8 · Whitewish
  • 9 · Swim
  • 10 · London's Rose

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