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Recensioni | Pubblicato il 23 settembre 2013

coldair whose blood

Coldair

Whose blood

Genere: Folk

Anno: 2013

Casa Discografica: Twelves Records

Servizio di:

Tra gli artisti a cui ci siamo maggiormente affezionati in questi ultimi mesi, di sicuro un posto di rilievo lo occupa Coldair, ovvero Tobiasz Biliński da Varsavia. Cantautore e polistrumentista, già impegnato con i Kyst, Coldair è oggi al suo secondo lavoro da solista, uscito proprio in questi giorni per Twelves Records ed anticipato nelle scorse settimane dai singoli “Sign”, incluso anche nella prima compilation della nostra rubrica Hidden Sounds, e “In the nether”.

Folksinger al tempo stesso fiabesco e moderno, Tobiasz Biliński racchiude nelle undici tracce di Whose blood una indiscutibile vena romantica, messa in luce da una costruzione dei brani quanto mai delicata, che tuttavia non disdegna l’arricchimento degli arrangiamenti con elementi di colore dosati in maniera intelligente.

Elementi di colore che trovano spazio tra le pieghe di un cantato angelico, quasi a rafforzarne la portata, come i fiati che irrompono nella già citata “Sign”, in “Holiness” o in “Safe & Sound”, delineando momenti di epicità che si fondono ottimamente con i più intimisti giochi di chitarra e voce.

In un quadro complessivo mai sopra le righe, Coldair mette in mostra le sue buone doti di scrittura e compositive a colpi di apparente semplicità, così se la title-track “Whose blood” apre le danze su un canto dai tratti quasi liturgici che prende sempre più consistenza col passare dei secondi, “For times” riesce a richiamare alla mente certe atmosfere alla Elliott Smith, riempiendosi al contempo di un pressante impianto percussivo.

Wraith” e “Birth”, dal fascino minimalista, cullano l’ascolto verso attimi di vero e proprio rilassamento dell’animo, mentre “In the nether”, più articolata nell’utilizzo dei suoni, assume il fascino tipico di colorate ambientazioni favolistiche; si arriva quindi alla chiusura del cerchio, passando dapprima per le atmosfere improvvisamente cupe di “I fear death”, intermezzo strumentale per lo più giocato tra archi ed effetti sonori graffianti, per finire poi nelle venature vagamente sixties di “Hometown” e “Your blood”.

Perfettamente collocato nella folta scia del folk più vellutato, Coldair dimostra con Whose blood di avere una buona personalità e le idee giuste per potersi ritagliare uno spazio di rilievo all’interno di un genere sempre affollato di proposte: nel frattempo, si prevede per Tobiasz un lungo tour europeo che si spera possa consentirgli di far conoscere ancora di più la propria musica al di fuori dei confini polacchi e confermarne le buone impressioni nella dimensione live.

Voto: 7,2/10

Tracklist:

  • 1 · Whose blood
  • 2 · Sign
  • 3 · Holiness
  • 4 · Wraith
  • 5 · For times
  • 6 · Birth
  • 7 · In the nether
  • 8 · Safe & Sound
  • 9 · I fear death
  • 10 · Hometown
  • 11 · Your blood

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