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Recensioni | Pubblicato il 1 luglio 2014

WildBeasts080114

Wild Beasts

Present Tense

Genere: Indie Rock

Anno: 2014

Casa Discografica: Domino Records

Servizio di:

Con il loro quarto album in studio i Wild Beasts, band inglese attiva dal 2006, proseguono e consolidano un percorso artistico che li ha portati con Smother, il loro precedente album, nell’empireo delle indie band internazionali. Critiche entusiastiche e vendite, entrambe meritate vista la bellezza di un album che ricamava splendide canzoni velate di elettronica, lievi melodie, con la voce da tenore di Hayden Thorpe a tenere le fila. Hayden e compagni (Ben Little, chitarra, tastiere, Tom Fleming, basso, voce, chitarra, tastiera, Chris Talbot: batteria, voce) sono maturati e per la Domino rilasciano un album compatto, riconoscibile, diverso da tutto ciò che possiate ascoltare in ambito indie rock. I tre elementi citati prima per descrivere Smother (elettronica, melodie, la voce) sono consolidati in Present Tense, che ne è un degno seguito. Con questa raccolta i Wild Beasts si allontanano ancora di più dal presente e ricercano il senso del loro suono e della loro estetica in riferimenti anni 80 ben precisi: i Talk Talk per l’amalgama dei suoni e gli ultimi Roxy Music per lo stile chiaroscuro e dolente.

Le canzoni sono belle, anche se ci sono meno brani memorabili. Come se questo presente remoto richiedesse una continuità di discorso che impone omogeneità. Il capolavoro è l’iniziale “Wanderlust” un brano tirato in controtempo, intessuto di cori elegiaci che lo rendono cupo e lirico allo stesso tempo. E’ il massimo esempio di come i Wild Beasts utilizzino l’elettronica per creare atmosfera e il limitato utilizzo delle chitarre li avvicini al suono eighties.

Nelle successive “Nature Boy” e “Mecca” l’influenza dei Talk Talk di Mark Hollies (incredibile come questa band sia diventata punto di riferimento per un’intera generazione di musicisti) diventa esplicita. Brani lenti, tracciati di melodie sofferte e permeati di una delicatezza che li rende struggenti. In questo senso “Mecca” è il più bello perché il suo crescendo regala intarsi di chitarra, echi di tastiere e una voce che emoziona. Fino ad arrivare alla dolcezza di ballate come “Pregnant Pause” e alla spiazzante semplicità di “A Simple Beautiful Truth”, brano meraviglioso che si regge su esili note di tastiere e nubi elettroniche.

Un ottimo album. Sicuramente uno dei migliori di questa metà del 2014. Manca l’effetto sorpresa e per un non appassionato l’album può suonare un po’ lungo, ma vale un ascolto attento e disponibile a lasciarsi andare alle emozioni che i Wild Beasts regalano.

Voto: 8/10

Tracklist:

  • 1 · Wanderlust
  • 2 · Nature Boy
  • 3 · Mecca
  • 4 · Sweet Spot
  • 5 · Daughters
  • 6 · Pregnant Pause
  • 7 · A Simple Beautiful Truth
  • 8 · A Dog's Life
  • 9 · Past Perfect
  • 10 · New Life
  • 11 · Palace

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