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Recensioni | Pubblicato il 19 luglio 2012

Liars-WIXIW

Liars

WIXIW

Genere: Elettronica, Avant-pop, Wave

Anno: 2012

Casa Discografica: Mute Records

Servizio di:

Quando si parla delle band più importanti degli ultimi dieci anni, per quanto mi riguarda, il nome dei Liars viene sempre fuori. Il gruppo si è formato nel 2000 ed è formata da Angus Andrew (voce e chitarra), Aaron Hemphill (percussioni, chitarra, synth) e Julian Gross (batteria). E da quel momento, dall’uscita del primo album “They Threw Us All in a Trench and Stuck a Monument on Top” (2001) non hanno mai smesso di rimettersi in gioco e di cavalcare l’onda della sperimentazione.

La loro musica è un flusso continuo e compatto che ad ogni album prende una direzione diversa e ogni volta i risultati sono ottimali. Sono i migliori nella reinvenzione dei generi con un’impronta stilistica subito riconoscibile nonostante la mutabilità delle loro sonorità. Dal suono robusto degli inizi e le esplorazioni no-wave, a 2 anni dal cupo e spigoloso “Sisterworld”, i Liars tornano con un nuovo album intitolato WIXIW (si legge “Wish You” e cambiano ancora una volta abito.

L’indumento principale diventa l’elettronica che viene declinata, sia ritmicamente che stilisticamente, in diverse vie. Ci sono momenti in cui prevale l’armonia vocale, dilatando il suono e con soluzioni che virano verso un pop elettronico; in altri pezzi i ritmi vengono accelerati, resi più insidiosi con un’intensificazione delle percussioni e naturali richiami alla wave sia minimale che più corposa. Rispetto al precedente lavoro resta il mood oscuro che caratterizza alcuni brani

Quelli di Npr, ironicamente, sono caduti nella trappola di definire l’album “Il miglior album dei Radiohead dopo Kid A”. E in effetti il paragone ci sta tutto. Ma attenzione a non fermarsi all’apparenza e ridurre questo grandioso lavoro della band di Brooklyn ad una mera imitazione di quel capolavoro citato: c’è l’influenza e l’ispirazione ma il risultato finale complessivo è parzialmente differente.

L’inizio è affidato alla straordinaria “The Exact Colour of Doubt”, un brano dall’attitudine ambient , interventi vocali minimali ma melodici; è nell’evoluzione del brano che sta la grandezza del pezzo: si “forma” una doppia linea più nervosa prima e più eterea nella parte finale. E quel nervosismo, l’atmosfera cupa, i lamenti vocali caratterizzano il successivo “Octagon”.

Gli echi wave si fanno sentire nel primo singolo estratto dall’album “No. 1 Against the Rush”, che mette in mostra la capacità del trio di saper coniugare suoni ruvidi e melodici, così come momenti più “pieni” a intermezzi sonori più essenziali, estrapolando il superfluo. Ritmi più danzerecci e macabri si affacciano in a “A Ring on Every Finger”, con una matrice elettronica più massicia e uno stile vocale più inquieto e che gioca sulle sovrapposizioni, e sulla frammentazione nei secondi finali. Ritroveremo questa presenza corposa nella title-track, con synth in alcuni casi più invasivi e una straordinaria e ficcante performance delle percussioni.

III Valley Prodigies” è una delle vette dell’album: è proprio in questo pezzo che può venire in mente il paragone con i Radiohead e questo mi permette di spiegare la differenza: è un pezzo che si basa sulla stupenda voce di Angus Andrew che si poggia sugli arpeggi di chitarra tagliati da un’elettronica sporca e secca, al contrario di pezzi simili del gruppo di Yorke, in cui il suono risulta meno ruvido.

His and Min Sensations” inizia con synth minimali ma poi il brano prende una piega più pop, con un arrangiamento che si riempie col passare dei secondi, con un ritmo accelerato ma allo stesso tempo trattenuto. E’ Il pezzo più accessibile dell’album, insieme alla finale “Annual Moon Words”, una specie di ballatanella quale la chitarra si riappropria della scena, nonostante i tentativi di invasione dell’elttronica. Si prosegue con i cambi ritmici di “Flood to Flood”, nel quale tornano prepotenti le distorsioni e richiami al post-punk più “viscido”. E anche “Brats” ha una struttura simile, ma il ritmo si fa più serrato.

Nei pezzi più scarni si ritrova la massima espressione di questo album: “Who is Hunter” mette in evidenza questo aspetto, anche se nella seconda parte il pezzo assume una certa sostanza.

WIXIW è il miglior album di quest’anno sino a questo momento e uno dei pochi che ha portato un po’ di entusiasmo in questo 2012 che non sta brillando per uscite memorabili. L’album è il frutto del lavoro meticoloso della band sotto vari punti vista, in particolare quello vocale e ritmico: hanno reso l’elettronica una massa modellabile e brano per brano l’hanno scheggiata, ricostruita, arricchita e rimpicciolita. Siamo di fronte ad artisti della sperimentazione e la rielaborazione, materie che appartengono a pochi eletti e i Liars fanno parte di questo ristretto circolo.

Voto: 8/10

Tracklist:

  • 1 · The Exact Colour Of Doubt
  • 2 · Octagon
  • 3 · No. 1 Against The Rush
  • 4 · A Ring On Every Finger
  • 5 · Ill Valley Prodigies
  • 6 · WIXIW
  • 7 · His And Mine Sensations
  • 8 · Flood To Flood
  • 9 · Who Is The Hunter
  • 10 · Brats
  • 11 · Annual Moon Words

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